Elisabetta Mastrangelo

Elisabetta Mastrangelo, architetto, nata nel 1964, si laurea presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano formandosi con Achille Castiglioni e Attilio Marcolli.
Dopo un’esperienza di lavoro a New York dal 1993 al 1994 come interior designer, dove realizza diversi progetti per ristoranti e in ambito retail, rientrata a Milano apre uno studio di progettazione architettonica, interiors, allestimenti, scenografie televisive e teatrali.
Parallelamente ai progetti per case private, sviluppa un interesse particolare per l’arte e la luce e per la loro espressione nell’installazione. Si dedica così allo studio di progetti in cui esprimere la complessità della percezione visiva, attraverso l’uso dell’artificio scenografico che esalta la forza allusiva insita nell’immagine spaziale coinvolgendo chi guarda attraverso lo stimolo dei sensi.
Nel 1997 crea una collezione di oggetti realizzati artigianalmente con un tessuto di metallo utilizzato per filtri meccanici, riscontrando grande interesse di pubblico: ne derivano diverse pubblicazioni su riviste di settore quali Marie Claire, Case da Abitare, Casa Amica, GB Progetti. Tende a moduli geometrici da lei realizzate in tessuto di metallo fanno parte dell’allestimento dello stand di Cappellini al Salone Internazionale del Mobile del 2000.
Dal 1999 collabora a progetti scenografici per cinema, short pubblicitari e programmi televisivi per la Rai di Milano e Mediaset.
Dal 2005 al 2008 realizza numerose architetture temporanee per diverse aziende leader di settore, quali Dom Perignon, Moet&Chandon, Roberto Cavalli Casa, Nespresso, Belvedere Vodka, allestimento che le ha valso il premio BEA nel 2006.
“Gioco con forme, colori e texture non solo nelle installazioni temporanee – afferma l’architetto Mastrangelo – ma anche quando penso ad un progetto di architettura cerco sempre di superare la funzione per raggiungere quei gradi di libertà che solo la fantasia può dare”.
L’incontro con Michele Moro nel 2008 ha dato forma all’idea di utilizzare un interessante materiale in uso da Promet già negli anni ’60: dalle lastre di metacrilato stratificato in tre colori, tra cui il trasparente, sono nate collezioni di lampade dove il segno sulla superficie delle luci crea effetti decorativi che, proiettati all’interno dell’ambiente in cui si trovano, donano una piacevole sensazione ludica creando una atmosfera di grande effetto.